L’ebbrezza dell’indipendenza

Cosa c’è di più bello del momento in cui, dopo averlo sognato per anni, ci troviamo finalmente a vivere da soli, in quello che abbiamo sempre immaginato come un castello fuori dal mondo, al di sopra di ogni regola imposta, lontano da incursioni indesiderate di fratelli, sorelle e genitori?

La cameretta di casa prima o poi diventa stretta per tutti e allora via alla raccolta di volantini di agenzie immobiliari, ricerche su internet, passaparola tra amici per trovare lei…la nostra tana, che ci accoglierà così come siamo, ordinati e pignoli o disordinati e zozzi, e dove nessuno potrà dirci come, dove e quando pulire e riordinare.

Che meraviglia vivere da soli. La libertà che si assapora nei primi periodi ti fa sentire onnipotente, il dio del casino e del “faccio come piace a me”. Per ragazzi e ragazze è uguale, per i primi non c’è limite al numero di calzini (spaiati) che si possono abbandonare nell’ambiente inquinandolo in maniera indegna, un urrà per il cerchio di caffè che rimane sulla scrivania quando si stacca la tazzina dopo due settimane (solo perché quelle pulite sono finite) e via libera a pranzi e cene a orari improbabili a base di biscotti, patatine, hamburger, caramelle e kebab (in ordine sparso) sul divano in mutande con gorgheggi in tonalità rutto diesis.

Per le signorine la goduria non è diversa e la camera da letto diventa nel giro di due o tre giorni un salottino prova dei grandi magazzini misto a beauty farm, con un tocco di pasticceria e sala d’attesa del parrucchiere (il mix è dato da vestiti, scarpe, smalti, maschere peel-off usate, confezioni di dolci e riviste sul letto).

Anche la situazione economica sembra andare a gonfie vele e le bollette sembrano cosa da ridere… in fondo a chi servono i fornelli quando il buon dio ci ha donato il microonde e quando l’industria del junk food ha prodotto così tanta roba pronta da sbranare? Anche con l’elettricità in fondo non bisogna fare a pugni, tra il lavoro e gli impegni fuori casa quell’oretta passata su facebook non ci farà spendere poi così tanto.

Che idillio questa nuova vita per il primo mese…anche due dai…

Un brutto giorno, però, un barlume di coscienza attraversa il cervello…o forse è il fegato che, provato da micidiali cocktails di cola, patatine e fritto cerca di attirare la nostra attenzione. O peggio ancora (meglio da altri punti di vista, ovviamente)…subentra una convivenza e le nostre abitudini devono cambiare.

É solo in quel momento, ovvero quando ci rendiamo conto di dover a nostro modo entrare nel mondo “civilizzato”, che i miti della nostra infanzia (durata circa fino a 27/30 anni) svaniscono lasciando dentro di noi un vuoto incolmabile.

No, del ciccione vestito di rosso eravamo già stati informati da tempo, così come del roditore ruba dentini e della vecchia che distribuisce caramelle…ma quelli erano miti sacrificabili, a loro modo, perfettamente sostituibili da una cospicua percentuale del nostro stipendio e dal sempre gradito contributo di genitori, nonni e cartolai (che ci mettono solo la bustina, ma ognuno deve avere il suo ruolo in questo mondo).

Sto parlando di quelle figure leggendarie su cui in fondo non ci siamo mai fatti tante domande e a cui i telegiornali e i programmi per bambini non dedicano servizi strappalacrime con la musica di sottofondo.

Diciamo la verità, chi di noi, anche alla veneranda età di 30 anni, ha voglia di smettere di credere agli gnomi della carta igienica (esatto, quelli che cambiano il rotolo quando non li vedete) o le marmotte dei calzini (sì, quelle che li trasportano da dove-li-ho-abbandonati-appallottolati al cesto della roba da lavare) o lo spirito del frigo (che quando un prodotto finisce lo rigenera automaticamente nello stesso identico punto, quando qualcosa va in decomposizione ne fa sparire resti e puzza, quando serve un ingrediente per una ricetta lo fa apparire magicamente nelle giuste quantità e della giusta marca). E ancora, che dire della fatina piegavestiti (“ma quella maglietta rossa con la scritta che avevo lasciato appesa al portarotolo? Wow, nell’armadio piegata? Davvero?!) e dell’elfo raccattascarpe (me ne ricordavo una in cucina e una sul poggiolo…) o dell’esercito di esserini nascosti dentro il sacco del piumone che ogni mattina si mette in marcia per riporlo perfettamente disteso a bordo dei cuscini?

Ragazzi, ci sono momenti nella vita in cui bisogna farsi forza e affrontare la realtà: bisogna darsi da fare da soli.